Con la sentenza n. 52971 del 2018, la Corte di Cassazione ha ribadito l’orientamento giurisprudenziale (da considerarsi ormai consolidato) secondo cui le difficoltà economiche in cui versa il soggetto agente solo in casi eccezionali possono integrare la forza maggiore penalmente rilevante, richiedendosi a tal fine una «assoluta impossibilità di adempiere» e non una semplice difficoltà.

L’omesso versamento di somme dovute all’amministrazione finanziariaha affermato la Cortesi traduce automaticamente in un illecito penale del contribuente «a meno che questi non provi che, prima di omettere i pagamenti, abbia fatto ricorso a strumenti che abbiano impattato sul suo patrimonio personale, come l’aumento o la ricostituzione del capitale sociale dell’impresa, l’effettuazione di finanziamenti all’impresa stessa, la prestazione di personali garanzie a istituti di credito o banche perché finanzino la persona giuridica in difficoltà».

A livello processualeha concluso la Corte«non può, pertanto, rilevare un generico richiamo dell’imputato alla crisi finanziaria dell’impresa senza allegazioni circa tutte le possibili azioni, anche sfavorevoli per il suo patrimonio personale, dirette a consentirgli di recuperare, in presenza di una crisi di liquidità, quelle somme necessarie ad assolvere il debito erariale, senza esservi riuscito per cause indipendenti dalla sua volontà».